Il contributo che fa riferimento alle apparecchiature tecnologicamente avanzate 4.0 porta tanti benefici alle aziende, parliamo del 50% di credito d’imposta, però non bisogna farsi illudere da pubblicità che spesso vediamo per e-mail e social, oppure da fantomatici rappresentanti che cercano di venderci le apparecchiature estetiche senza i requisiti dovuti. 

Queste pubblicità fanno credere a quanto è facile accedere all’industria 4.0, basta comprare l’apparecchiatura e il gioco è fatto, ma in realtà non è poi così semplice accedere al contributo 4.0 soprattutto nell’ambito estetica adesso ti spiego come il perché.

Le apparecchiature estetiche per poter essere considerate Compatibili con quanto prevede la normativa industria 4.0 c’è bisogno determinati requisiti non proprio così semplici da avere.

La scelta di una azienda SERIA!

Uno dei criteri fondamentali è informarsi sull’azienda, chiedere alle tue colleghe può essere di aiuto, un altro aspetto fondamentale è prendere informazioni sui suoi venditori, ad esempio io personalmente reputo poco affidabile un’azienda che cambia venditori ogni 6/12 mesi, rispetto ad un’azienda che esiste sul mercato da più di 30 anni e che in tutto questo tempo ha cambiato soltanto 3 agenti.

Capire se un’azienda importa o produce direttamente apparecchiature non è facile, tutti ti diranno che producono, ma quante di queste ti aprono le porte della propria azienda? E non parlo solo delle porte dell’ufficio, parlo anche di quelle del magazzino e della produzione.

Torniamo su industria 4.0 e sulle apparecchiature estetiche, valutiamo insieme gli aspetti che queste devono avere per accedere al credito d’ imposta:

Prima di tutto le apparecchiature devono avere l’attestato di conformità che deve essere rilasciato non dall’azienda stessa, mi raccomando, ma da un ente riconosciuto oppure basta avere una perizia tecnica asseverata rilasciata da un qualsiasi ingegnere o perito industriale iscritto all’albo.

Devo precisare che le apparecchiature sotto i 300 mila euro non hanno l’obbligo della certificazione ma è sufficiente un’autocertificazione da parte dell’azienda.

Tutto questo basta?

Assolutamente no! 

c’è bisogno ancora di un requisito molto fondamentale

Il requisito più importante di tutti e che nessuno tiene presente:

Gli strumenti estetici devono essere interconnessi con i sistemi informatici dell’impresa. Questo anche se l’apparecchiatura presenta tutti i requisiti che vogliamo per accedere all’ industria 4.0 il contributo non viene erogato finché l’apparecchiatura non è interconnessa a un sistema informatico dell’impresa

L’apparecchiatura deve necessariamente avere un collegamento di rete con il sistema informatico del centro estetico e possedere un sistema di monitoraggio continuo in grado di recuperare i dati che l’apparecchiatura può elaborare. 

Importante farsi certificare che l’installazione dell’apparecchiatura è avvenuta con le interconnessioni corrette e funzionanti.

Devi conservare la documentazione per 8 anni e non solo, per tutto il periodo di imposta successivi va mantenuto il requisito dell’interconnessione.

Comunque io consiglio di non intraprendere la strada dell’autocertificazione, la sola autocertificazione non basta per accedere all’ industria 4.0.

Detto in francese, se arriva il venditore vestito a festa e ti dice che con la sua apparecchiatura puoi accedere al 4.0, ti sta mentendo, senza se e senza ma, ti ha detto una bugia, punto.

Infine, nell’ipotesi di indebito utilizzo del credito d’imposta le sanzioni sono molto severe, dal 100% al 200% della misura del credito di imposta.

Hai capito bene di cosa si tratta industria 4.0?

Non esiste l’apparecchiatura 4.0, può esserci una predisposizione, ma ciò non significa che hai diritto di accedere alla normativa industria 4.0.

Sarebbe come dire che possiedi una macchina con 4 ruote ed il volante come quelle di F1, ma possedere una vettura non significa che con quella stessa vettura tu possa andare in pista e correre il gran premio di Monte Carlo.

Devi capire un aspetto fondamentale dell’industria 4.0 che spesso le aziende non dicono e vogliono nascondere: non esistono macchine 4.0 ma “ambienti” 4.0


Luca Linzalone

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